Il sistema USB è asimmetrico: consiste in un singolo gestore e molte periferiche collegate ad albero, attraverso dei dispositivi chiamati hub
(concentratori). Supporta fino a un massimo di 127 periferiche per
gestore, ma nel computo vanno inclusi anche gli hub e il gestore stesso,
quindi, in realtà, il numero totale di dispositivi collegabili è
sensibilmente inferiore. La lunghezza massima che può avere un cavo USB
senza che il segnale diventi troppo debole è pari a 5 m; oltre questo limite, è necessario ricorrere a uno o più hub attivi che amplifichino il segnale. Le specifiche prevedono il collegamento consecutivo d'un massimo di 5 hub.
Lo standard prevede che il connettore porti anche un cavo (chiamato
VBUS) per alimentare le periferiche a basso consumo. Le periferiche che
hanno richieste energetiche elevate devono essere alimentate a parte. I
limiti energetici dello standard vanno seguiti scrupolosamente, pena il
probabile danneggiamento del gestore, dato che lo standard USB non
prevede nelle specifiche minime la sconnessione in caso di sovraccarico.
Il disegno dell'USB è stato pensato per consentire un semplice
inserimento e rimozione. Lo standard è stato progettato in modo da
consentire un semplice aggiornamento dei sistemi sprovvisti di USB
attraverso una scheda PCI ISA o PC Card. Le porte USB sono dotate del supporto del Plug and Play e supportano i dispositivi hot swap: se il sistema operativo lo consente, supportano la rimozione "a caldo" delle periferiche e il reinserimento senza dover riavviare il computer.
L'USB può collegare periferiche quali mouse, tastiere, memoria di massa a stato solido e a disco rigido, scanner d'immagini, macchine fotografiche digitali, stampanti, casse acustiche, microfoni, navigatori satellitari, televisori, dispositivi audio, cellulari, smartphone
e altre. Per i componenti multimediali, ormai, lo standard USB è il
metodo di collegamento più utilizzato, mentre nelle stampanti
sopravvivono ancora pochi modelli dotati anche di porta parallela per questioni di compatibilità.